sabato, aprile 01, 2006


Un film, un libro

Il Caimano è un film comico sulla sofferenza, sul peso e le difficoltà dell’esistenza. Non è su o contro Berlusconi, è anche su e contro Berlusconi. E’ fatto di battute atroci, di citazioni di B-movie (addirittura con una smorfia splatter), ed è forse il meno morettiano dei film di Nanni Moretti. La storia è nota, perché ha avuto molto spazio sui giornali: un produttore di film-trash, interpretato da Silvio Orlando si arrabatta per trovare finanziamenti, è perseguitato dalla banca che reclama l’estinzione di un debito, ha la famiglia in crisi perché si sta separando dalla moglie (la sempre brava Margherita Buy), annaspa per non affondare nella palude in cui si trova a condurre la sua esistenza. Durante la prima del suo film Cataratte una giovane regista esordiente (che ha il bel viso di Jasmine Trinca) gli consegna un copione. Sulla copertina il titolo Il Caimano attira la sua attenzione, e quando la situazione precipita, il regista (che è interpretato da un vero regista, Giuliano Montaldo) lo abbandona, e sta per fallire definitivamente, decide di leggerlo. Tutto il film racconta gli sforzi per realizzare il film nel film, e ricostruisce spezzoni dell’avventura grottesca, minacciosa di Berlusconi: il suo entrare in politica per risolvere il mostruoso debito di 5.000 miliardi delle sue aziende, l’esplosione della televisione commerciale, il tutto intercalato da registrazioni del vero Berlusconi: a Bruxelles, quando insulta il parlamentare tedesco dandogli del kapò, le deposizioni al processo di Milano, alcune dichiarazioni agghiaccianti. Michele Placido, che nel film è un famoso attore semipornografo che deve interpretare Il Caimano, dà forfait all’ultimo minuto (per fortuna, perché nessun attore sarebbe meno indicato di lui per questa parte), così alla fine sarà Nanni Moretti in persona a indossare il doppiopetto berlusconiano-caimanesco. Questo particolare ha fatto infuriare gli antimorettiani, che ci hanno visto l’ennesima autocitazione, l’impulso narcisista.autodistruttivo che caratterizza la maggior parte dei suoi film. Il fatto è che si è morettiani o antimorettiani, è difficile trovare una via di mezzo con uno stile così particolare, così rischioso come quello di Nanni Moretti. A me lui è sembrato splendido nella parte: nei primi piani si sprigiona come una follia, una minaccia, che sono la follia del nostro presente e la minaccia di un futuro vicinissimo e incerto.
All’uscita del cinema, all’una di notte, un particolare altrettanto grottesco chiudeva il cerchio: un drappello di ragazzi distribuiva volantini elettorali di Berlusconi. Vi era qualcosa di comico, ma anche di leggermene spaventoso in tutto questo. E mentre camminavamo verso l’auto il mio amico ed eravamo oppressi da un’angoscia che ci piegava le spalle. Perché ci chiedevamo: Dio, ma se vincono? Se vincono di nuovo?

Il ritorno a casa di Enrico Metz, l’ultimo libro dello scrittore umbro-marchigiano Claudio Piersanti (Feltrinelli 2006, 15 euro), è un libro garbato sul tempo, sulla vecchiaia; è scritto con uno stile semplice, quasi dimesso, da miniaturista, in controtendenza rispetto alle pimpanti scritture dei best-sellers nostrani. Narra la vicenda di un grande dirigente industriale, un avvocato che ha seguito fino alla sua conclusione un colossale crack finanziario e si ritira progressivamente dalle scene internazionali per rientrare nella sua città d’origine (che è, inequivocabilmente, Bologna). Qui, mentre il tempo si dilata, rallenta, e i contorni della vita sociale e mondana si sfocano, entra in contatto con la palude politico-economica della città: personaggi potenti e ambigui vogliono coinvolgerlo, e non sarà facile smarcarsi, trovare una dimensione di secondo piano, un equilibrio fatto di passeggiate, piccoli incarichi di avvocato, giardinaggio, amicizie. Emerge, forte e autorevole, la figura dell’ing. Marani, l’unico capitalista italiano che ha lanciato una sfida ai poteri forti dell’economia e della politica, e per questo è caduto, trascinato dal crack. Noi lo identifichiamo senza ombra di dubbio con Raoul Gardini, il grande finanziere che minacciò addirittura di utilizzare i derivati della soia per produrre un additivo per la benzina, scatenando l’ira omicida dei petrolieri. La notizia del suo suicidio fa precipitare Enrico Metz in una crisi psicologica, perché traspare, evidente, l’ammirazione che lo stesso autore del libro prova per lui. E il racconto, nella sua parte centrale, prende una piega alcolica: Enrico Metz beve di continuo, gin, vino, birra. Vi è qualcosa di carveriano in quel ripetersi ossessivo del bere, in quello stile cosiddetto minimalista; ma la rarefazione del tempo, e il restringersi dello spazio nella villetta di famiglia, con un bel parco e un lussureggiante giardino che Enrico Metz segue con cura maniacale, impedisce di affondare nello straniamento e nella tristezza che, sempre, traspira dalle scritture alcoliche. Vi è anche qualche forzatura: come la segretaria tuttofare che si rivolge all’avvocato col “lei” mentre lui usa il “tu”, e lo cura davvero fino in fondo, anche con qualche fellatio tanto per tirargli su il morale quando alza troppo il gomito e si lascia andare alla depressione. Ma non è un difetto in fondo, non è una visione maschilista: forse è semplicemente un libro scritto con un’ottica e uno stile molto, molto maschili.

3 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

Se vincono di nuovo? Non voglio nemmeno pensarci, guarda...

spy ha detto...

Caro Sergio, sarà meglio pensarci invece, tanto per essere preparati. Non c'è niente di scontato, dopo la bufala di berlusca sull'ICI poi. E Prodi, che fa dei quadri da favoletta, tutti insieme appassionatamente. Mah! Prepariamoci al peggio, poi se il peggio non arriva tanto meglio.

Anonimo ha detto...

penso che chiunque vinca...dovremo prepararci a lacrime e sangue.
La situazione dell'economia italiana e' tragica e quella delle famiglie e' peggio. Canale 5 ieri ha fatto sapere che gli italiani per Pasqua saranno tutti in vacanza, chi al mar rosso chi altrove...ma quali italiani? I soliti ricchi furbetti.
Non certo chi come me ha due figli in eta' scolare, un mutuo da pagare, bollette astronomiche di luce e gas, 2 auto che servono per il lavoro...
E quando vado a fare la spesa non ho certo il tempo di scegliere òla bancarella piu' economica fra quelle dell amia citta'. Che poi quelle del mercato sono piu' care dell'ipercoop.
Comunque vedremo stasera...
pap