lunedì, novembre 14, 2005

Sono arrivati i calendari

Sì, siamo in pieno periodo. I mensili presentano la brava velina di turno, la starlette doverosamente nuda, o seminuda. Posare per un calendario "in", cioè allegato a un giornale "importante", è un segno di sicuro successo, un segnale di arrivo, o di partenza per una sfolgorante carriera di soap televisive, di film pecorecci di natale (anche se spesso è un percorso accidentato e di breve durata). Poche rifiutano, qualche attrice con un look impegnato, o, cosa rara, di temperamento serioso. Ovviamente poche tra quelle calendariabili, perché non tutte hanno i requisiti giusti: che sono abbastanza rigidi, non tanto sul piano fisico, perché tutte le starlettes sono belle, morfologicamente adeguate; no, il requisito fondamentale è che la sua immagine contenga già un messaggio di peccato, abbia qualche scomparto segreto in cui la fantasia dell’osservatore possa scatenarsi. La modella-calendario di turno deve fare parte del piccolo squadrone di veline, soubrettes, presentatrici che già appaiono semisvestite in video, e che l’osservatore potrà finalmente svestire del tutto, spiare, frugare. Le foto sono studiate accuratamente per questo scopo, e la tecnica è ormai acquisita solidamente e senza alcuna incertezza. Sono ripetitive, sempre uguali da oltre vent’anni. I corpi sono tesi, ritratti perlopiù in pose drammatiche e spesso innaturali. Il nudo è integrale, ma non viene mostrato il pube. C’è questa meticolosa autocensura, questa pruderia mascherata da trasgressione. Sono foto per consumo voyeuristico, non hanno nulla in comune con le cosiddette "foto artistiche"; non sono immagini di ricerca; non sono oggetto di studio della bellezza, dell’armonia (o della disarmonia, perché no), dell’erotismo; appartengono a schemi fissi, e nonostante le luci calde, da spiagge tropicali, sono fredde, distanti, negative. E non cambieranno mai, almeno finché non cambierà la subcultura che genera la domanda; il che, considerando il nostro paese, mi sembra abbastanza improbabile.

3 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

La cosa che mi colpisce in queste foto è l'estetica completamente arresa alla plastica: i seni sono rigidi, semisferici, privi di elasticità, di quel naturale rilassamento dei tessuti che dovrebbe modellarli; le gambe sproporzionatamente lunghe; la pelle lucida come bronzo, le membra rigide e innaturali. L'apparenza è di una Barbie, la consistenza quella del poliestere. Non capisco come immagini del genere possano generare alcunché di erotico.

Anon2 ha detto...

scusassero baldrus e sergio, a me piace quello che scrivete, però in alcuni calendari si vedono di quelle gnocche che basta un terzo. sono uno sfigato se ogni tanto mi scappa di buttarci l'occhio e pure me gusta? è tutto sbagliato?

Baldrus ha detto...

Ma quale sfigato d'Egitto! Credi che a me non piaccia guardare dei nudi femminili? Però ci sono diversi stili per affrontare l'argomento. Si possono realizzare delle foto ipocrite, voyeuristiche fine a se stesse, oppure fare ricerca, dichiarare il proprio amore per il corpo senza false trasgressioni, e senza rinunciare all'erotismo, perché va sfatato lo stereotipo che vuole le "foto artistiche" come immagini pittoriche prive di erotismo.