martedì, settembre 05, 2006



Nuovi stili

Ebbene, lo confesso: a me piace come si veste Ahmadinejad. E’ un tempo, questo, in cui i politici, i ministri, configurano il loro aspetto secondo canoni mediatici (spesso, quasi sempre, hanno anche dei consulenti d’immagine), scelgono i colori che rendono bene in televisione e così via (ovviamente il più televisivo del mondo è sempre stato Il Caimano). Ahmadinejad invece veste dimesso, con quelle camicie sempre senza cravatta, quelle giacche marroni, grigie, quei pantaloni che sembrano usciti da un supermarket americano economico. Mi ricorda qualcuno Ahmadinejad. Vedo in lui una continuità, un’evoluzione di certi stili. Mi sembra un punk. Sì, vi è stato un particolare filone del punk in cui i componenti – musicisti soprattutto – vestivano con abiti banali, ordinari, e non coi coreografici giubbotti di cuoio con le borchie, gli anfibi, e non si pettinavano con la cresta. Vestivano come operai delle suburbia inglesi, working class insomma, e in questo mi hanno sempre ricordato gli esponenti dei gruppi maoisti del decennio precedente, che vestivano ispirandosi agli operai in libera uscita, con camicie senza cravatta, giacche ordinarie, giubbotti da poco prezzo. Il gruppo più famoso che adottava questo stile, anche se è improprio definirlo punk in senso specialistico – ma era punk, aveva quel ritmo, quelle atmosfere – era certamente quello dei Joy Division, e i suoi componenti sembravano giovani operai che sul palco scatenavano forze oscure, selvagge. Ahmadinejad me li ricorda, e se lo guardo, così sotto le righe, così inelegante, immagino di vederlo su un palco che si trasforma, e canta, urla al microfono un pezzo dal titolo “Thermonuclear energy”.
Ahmadinejiad, una nuova generazione di punk: gli Islamic punk, la nuova tendenza.

1 commento:

maline ha detto...

L'accostamento tra i Joy Division e Ahmadinejad è davvero arduo da sopportare...
In ogni caso è vero che colpisce il loro look. Allora i Joy Division (la foto che proponi è una delle più belle credo, ci si può leggere un'intera storia) mi affascinarono proprio per la loro sobrietà, per il loro fare una musica stupenda e da pelle d'oca e il vestire come qualunque working class hero... -fuori dal mondo modaiolo e glamour dei jeans sdruciti e dei giubbotti e delle T-shirt mostramuscoli con le maniche strappate o degli spilli o dei capelli cosi e cosi... La loro musica e la (fantastica) voce di Curtis bastavano a renderli unici.
E Ahmadinejad a modo suo, nel suo modo di vestire da discount è davvero rivoluzionario, non imbalsamato come i nostri doppiopettisti. Parlare di Islamic punk non credo abbia senso: il punk non ha proprio punti di contatto con l'Islam: il senso di una moda li mi pare mancare completamente.
In ogni caso a me l'Ahmadinejad ha ricordato di più il funky-dandy studiato à la David Byrne della giacche larghe e delle camicie abbottonate al collo senza cravatta... "Thermofunky" insomma ;-))