venerdì, aprile 01, 2005

Testi e autori dimenticati

Roger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Ha esordito giovanissimo nel gruppo surrealista, arruolato da Breton. Ci ha lasciato alcune testimonianze davvero curiose sull’attività del gruppo. Una volta, per esempio, lui, Eluard e Tanguy entrarono in un cinema in cui si proiettava un film tipo Quo Vadis. Il loro scopo era applaudire sonoramente quando i cristiani venivano dati in pasto alle belve. Cosa che puntualmente avvenne, e i tre furono invitati a uscire dal locale. Ma con gentilezza. E questa fu una delusione, perché speravano che il fatto avvenisse in malo modo, con urla, insulti e magari una rissa… Un’altra volta il poeta Réné Char (poi diventato un comandante partigiano) gli chiese di essere presente mentre pestava un tipo che lo aveva offeso. Voleva un testimone che attestasse che aveva fatto tutto da solo, che non si era trattato di un pestaggio organizzato. Andarono quindi a cercare la persona, la trovarono, Char la riempì di botte e Caillois fece il suo dovere di testimone.
Ma presto Caillois litiga col gruppo e rompe per contrasti insanabili. Lui stesso racconta che il pretesto furono "i fagioli saltatori del Messico": Breton voleva esaltare il fenomeno in sé come surrealista, Caillois voleva invece aprirne uno per vedere se dentro si muoveva un insetto. C’era dell’altro, ovviamente: contrasti sulla scrittura, sul concetto di rivoluzione dell’arte ecc. Nel 1937 fondò, con Bataille, Klossowski, Leiris, il Collegio di Sociologia, che aveva come scopo lo studio del sacro e la sua influenza sulle aggregazioni sociali. Lo scritto che segue si riferisce proprio a quell’esperienza ed è contenuto in Le rocher de Sisyphe (1943) – in Italia La roccia di Sisifo, Lucarini editore, 1990.

"Eravamo troppo deboli, troppo innamorati di cose assai vecchie e assai fragili, cui tenevamo più di quanto credessimo: la bellezza, la verità, la giustizia, ogni delicatezza. Non abbiamo saputo sacrificarle. E quando abbiamo capito che era proprio quello il sacrificio cui dovevamo consentire, abbiamo indietreggiato e ci siamo ritrovati al posto nostro, dall’altra parte, in questo mondo vecchio e guasto, che ha fatto il suo tempo e che è ormai ora di liquidare. Vengano dunque, a distruggerlo e a spazzarci via insieme ai suoi rifiuti, i giovani e rudi operai che avevamo creduto di diventare noi e che, per essere ciò che sono, non avranno dovuto tradire niente, abbandonare niente, non avranno neanche avuto bisogno di forzare radicalmente la loro natura e che sono violenti e brutali in sé, ardenti e rozzi, avidi e generosi, che non si riempiono di principi, di scrupoli, di eleganza, di esattezza."

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Basta col papa, basta, basta! Con tutto il rispetto per quello che gli sta capitando, ma insomma, è un uomo molto vecchio arrivato alla fine. Ma basta! Non si può più accendere la tv, a tutte le ore c'è un tipo che parla del papa! E i giornali, pieni di articoloni sul papa! Mi sembra una isteria estrema, una follia collettiva! Mi viene da fare come i tre surrealisti, grandissimi, di applaudire per provocazione quando danno i cristiani in pasto alle belve, a questo mi porta questa isteria! E adesso poi che faranno quello nuovo, si salvi chi può! BASTA, BASTA!!!!!!

maline ha detto...

La morte (il modo in cui lo si sta facendo morire nella piazza mediatica) di questo Papa è la riconferma del gusto sadico che accompagna il cattolicesimo nella sua storia. L'uomo che soffre (che deve soffrire), che si distrugge (che si deve distruggere) davanti a tutti, senza dignità (la morte dovrebbe rimanere un atto privato)
-ma nemmeno Cristo è riuscito a scendere dalla croce e ce lo tengono attaccato ancora lì, in tutte le chiese in tutti i crocifissi da portare al collo...
No, non c'è da applaudire, forse solo da vomitare.

maline