venerdì, luglio 15, 2005

Trent’anni fa, una lettera

Qualche giorno fa rovistando in uno scatolone ho trovato una lettera. Era battuta a macchina, su un foglio scritto su entrambe le facciate. Immediatamente l’ho riconosciuta e datata, anche se non ricordo nulla della sua esistenza. E’ stata scritta nel 1972, o 1973, e il mittente era il mio caro amico di allora, Loris; io, dopo il servizio militare, mi ero ritirato in campagna dai nonni per recuperare, con uno studio accanito, due anni di scuola superiore persi tra gozzoviglie e bisbocce varie. Per sei mesi ho vissuto da eremita e non ho visto nessuno, né gli amici né i genitori. Tuttavia con Loris c’era una fitta corrispondenza, anche perché sognavamo di essere dei grandi poeti, e ogni scritto, ogni lettera doveva essere assolutamente poetica. L’ho ricopiata rispettando la punteggiatura, gli a capo e le maiuscole, perché rappresenta, a mio avviso, una originale recensione di Teorema di Pier Paolo Pasolini. Quando l’ha scritta l’autore aveva circa 21 anni.

di Loris Pattuelli

Ieri sera ho rivisto Teorema di Pasolini uno degli attori era Terence Stamp colui che ha impersonato Rimbaud nella Stagione all’Inferno
anche in Teorema Stamp impersonava un po’ l’angelo dell’amore colui che ha rotto tutti gli specchi colui che fa rovinare gli specchiati nella follia lasciandoli nudi a se stessi. Nel film Stamp leggeva Rimbaud seduto in poltrona nel giardino di una villa principesca la serva vedendolo s’innamora va in crisi poi tenta il suicidio Stamp la salva e capendo la sua pena se la scopa poi si scopa lo studentello frustrato che dormiva in camera con lui quando si accorge che stava cercando di scoprire il sesso e la sua vera natura
poi Stamp si scopa la padrona di casa che nauseata dalla vita borghese cerca in lui e nell’amplesso la gioventù il senso della vita poi Stamp si scopa la ragazzina che non conosceva l’amore e il mondo per lei si riduceva alla foto del padre nascosta fra i libri di scuola che lei con freudiana perversione erigeva a simbolo di perfezione spirituale
infine Stamp si scopa il padrone di casa che entra in crisi vedendo il figlio giacere tra le braccia di Stamp e trova estraneo il corpo della moglie e tutta la sua condizione di uomo di potere. A un certo momento Stamp deve partire e la famiglia di cui è ospite entra in una crisi senza uscita… la figlioletta viene portata in manicomio il figlio si rinchiude in un mondo tutto suo e dipinge o meglio piscia e scarabocchia sulle tele chiuso in questo mondo solo suo che non ammette giudizi perché in lui tutto è nuovo e non misurabile coi metodi in uso perciò ingiudicabile nella sua astrusa perfezione la serva torna al paese si chiude in un mutismo totale resta per anni seduta su una panca si ciba soltanto di ortiche finché non diventa una specie di santa poi si fa seppellire viva solo gli occhi e il naso fuori per vedere e respirare e lì resta a piangere volendo trasformare la pozza delle sue lacrime in una fonte, la fonte della gioia… La signora cerca per le strade un viso un corpo che somigli a quello di Stamp e sfoga il suo dolore impotente facendo l’amore con chiunque sia giovane e biondo
il padre dona agli operai la sua fabbrica poi va in stazione a Milano e là si spoglia
il film finisce con quest’uomo che corre nel deserto urlando impazzito, nudo, impotente, solo come un uomo.






1 commento:

Ali Osman Kuyumuş ha detto...

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