martedì, settembre 13, 2005

O no?

Sul manifesto degli anni Settanta c’era una rubrica che aveva questo titolo. Conteneva commenti, segnalazioni, curiosità che si prestavano a varie riflessioni, letture tra il problematico, l’ironico, il paradossale; anch’io vi ho pubblicato alcuni corsivi. Mi piacerebbe fare la stessa cosa su questo sito. Intanto ho selezionato un testo:

Fare la rivoluzione è facile

“Fino a qualche fa guardavo molta Tv e giocavo molto alla play station. A un certo punto mi sono sentita in gabbia. Quell’oggetto stipato in un angolo della stanza dominava la mia vita. Vivevo una realtà grande grande in un quadrato molto piccolo.
La mia rivoluzione è iniziata da lì. Mi sono accorta che i miei sensi erano in parte intorpiditi, in parte sovraeccitati. La testa mi sembrava diventare una parte sempre più estranea dal resto del corpo. Il cuore stesso si adattava a quei ritmi e pulsava sempre più forte, sempre più forte. Inizialmente era eccitante ma a un certo punto la tachicardia arrivava anche a Tv spenta. E quando arrivava di notte mi sentivo esplodere. Nel silenzio della notte avere la tachicardia è peggio del peggior incubo.
La play station mi aveva creato una situazione di dipendenza. Occupavo la Tv ogni spazio della mia vita, gran parte del mio tempo sottratto al sonno e alla scuola. Ho capito che era inutile dirsi: domani smetto, domani smetto. Così non solo non smettevo di giocare alla play station ma diventavo sempre più frustrata. Ero diventata un’inetta. Odiavo quell’essere che era diventato privo di volontà. Essere privi di volontà è la cosa più terribile che possa capitare a una persona.
Ho distrutto la Tv. Ho distrutto la play station. A casa mia c’è ancora un martello piantato nella Tv. E’ la più bella opera d’arte che mi sia riuscito di creare nella vita. Un martello piantato nella Tv. Il martello pneumatico che la Tv per anni ha rappresentato nella mia esistenza è stato interdetto da un martello comune. Allora ho capito che cos’è una rivoluzione.”

Io sono un black bloc
Autore (probabilmente collettivo) anonimo
Derive Approdi 2002

2 commenti:

maline ha detto...

Come diceva il vecchio Mao tse-dun o Mao tse-tung o Mao Zedong anche una marcia di mille miglia comincia col primo passo. Sì, le rivoluzioni, piccole, grandi, cominciano spesso con piccoli gesti: un televisore spento(o martellato), una play station finalmente venduta al mercatino delle pulci, una coca cola che non entrerà piu nella nostra lista della spesa. Ciò che spesso appaiono privazioni o possono risvegliare la paura di non essere up to date, sono in realtà i prodromi di una libertà -da qualche cosa (non esistendo se non in forma puramente ideale e quindi utopica, una Libertà con la maiuscola). La volontà da quel momento ricomincia a respirare, a farsi sentire, a risvegliarci. "Bisogna volere ciò che si deve" -avrebbe detto Nietzsche...
O no?
;-)

maline

Anon2 ha detto...

Brrr... anch'io ho la play, e confesso che ci dò dentro di brutto, ogni tanto (cioè, ogni tanto spesso). Quando entro in casa il primo pensiero è di accenderla. Dopo mangiata l'accendo, è obbligatorio. Così spesso mi rimane la roba sullo stomaco. Quando vado a farmi scoppiare la capa nei negozi di comp i miei piedi vanno subito agli scaffali dei giochi della play. Certo non sono al livello della ragazza black bloc ma... perché l'hanno inventata? Mi sa che prima o poi le caccio una bella martellata anch'io, anzi, le pianto un cacciavite in faccia. Prima o poi ci arrivo, prometto. La Tv no, non la guardo quasi mai, fa schifo. Ma chi la guarda? E' roba da babbioni, da rinco. I film me li guardo su sky, perchè di là sono rovinati dalla pubblicità. Una sana martellata anche lì.