venerdì, marzo 11, 2005

delusioni cocenti

The same, old story

Pur non avendo ancora letto nessun libro avevo stima di Giorgio Montefoschi. Pietro Citati, per il quale provo rispetto, in una recensione l’ha addirittura paragonato alla creatura della Tana di Kafka. Ma il suo intervento sul Corriere del 10 marzo mi ha fatto cadere le braccia e anche qualcos’altro. E’ un impressionante, rancoroso ammasso di luoghi comuni sul Sessantotto. L’ho letto due volte, per essere sicuro di non sbagliarmi, ed è proprio così. Non ho voglia di riassumere, né di controbattere. Sono stufo di questi commentatori che si scagliano con toni vendicativi contro un movimento che non hanno vissuto né capito. A questo punto mi chiedo: può un valido scrittore scrivere robaccia in un commento di politica? Francamente non so rispondere. Nell’animo dello scrittore dovrebbe esistere, almeno speravo, una fievole voce che gli sussurra che qualcosa non va, che sta scrivendo una schifezza, perché il vero scrittore si eleva dai sentimenti bassi; ma forse non è così. Comunque non ho voglia di verificarlo in Giorgio Montefoschi.

1 commento:

Papero ha detto...

Ehi, ho scoperto questo blog per caso, non so neanch'io come ho fatto. Non è il solito delirio da disperati tipico di molti blog, è roba forte! Il racconto di Frig. poi è proprio bello. Comunque... io non ho mai letto sto Montefoschi, però è vero ciò che dici, tutti a criminalizzare il 68. Ma perché? Io ho 32 anni e il 68 l'ho letto sui libri, però credo sia stato un movimento creativo, di protesta, con tante contraddizioni certo, ma chi non ne ha? Chi scaglia la prima pietra? Fanno a gara a dire che il 68 è sinonimo di brigate rosse, non sono che una massa di gente in malafede sti commentatori-commendadori!