venerdì, dicembre 28, 2007

Jimi Hendrix, Libero (Stone Free) - 1967
Ogni giorno della settimana
Sono in una città penosa
Se ci sto troppo a lungo
La gente cerca di buttarmi giù
Parlano di me come di una bambola
Parlano dei vestiti che indosso
Ma non si rendono conto
Di essere loro gli ottusi.

Ecco perché
Non potete tenermi al laccio
Non voglio essere controllato
Devo andare avanti
Oh!

Ho detto libero
Di fare ciò che mi pare
Libero
Di cavalcare la brezza
Libero
Non posso rimanere
Devo devo devo andare via
Adesso
Sì!

(Va bene, senti questo piccola)

Una donna qui, una donna là
Cercano di tenermi in una gabbia di plastica
Ma non si rendono conto
Che è così facile fuggire
Oh, ma qualche volta io sento...uh...
Sento il mio cuore battere all’impazzata
Ed è quando debbo muovermi
Prima che mi prendano
Ehi, ecco perché

(Ascoltami piccola!)
Non puoi tenermi al laccio
Non voglio essere legato
Devo essere libero

Oh, ho detto libero
Di fare ciò che mi pare
Libero
Di cavalcare la brezza
Libero
Non posso rimanere
Devo devo devo andare via
Sì! Oh!

(Lasciami andare piccola!)

Sì! Oh! Va bene!

Oh sì, ho detto libero
Di cavalcare la brezza
Libero
Di fare ciò che mi pare
Libero
Ma non posso rimanere
Libero
Devo devo devo andare via
Libero
Mene vado proprio ora piccola
Non provare a trattenermi
Me ne andrò per l’autostrada
Sì!
Libero
Adesso me ne vado
Addio piccola
Oh!

giovedì, dicembre 27, 2007

giovedì, dicembre 06, 2007

Red thing

Questo è il logo della nuova formazione della sinistra, che comprende Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e i fuorisciti di sinistra dell'ex DS. Durante la trasmissione radiofonica Caterpillar Oliviero Toscani è inorridito per questa grafica, che trova rozza, scontata. Io invece più la guardo, più mi ci affeziono. E' semplice, un po' naif, con poche pretese, non artificiosa. Secondo me funziona.

martedì, dicembre 04, 2007


Un centinaio di modi per vivere senza lavorare
di Tuli Kupferberg

(New York, 1967)

Muori
Qualcun altro muoia
Trova un milione di dollari nella tazza di un cesso
Sei l’unico che osa pescarlo fuori
Mendica e smetti dopo 1 $ al giorno
Ruba
Entra negli affari
Sposa un ricco omosessuale
Sposa un ricco asessuale
Sposa soldi
Divorzia da qualcuno
Fà del cinema
Dormi al cinema
Ruba pane ai piccioni
Ruba piccioni
Vestiti come un piccione e poi fatti anche
Nutrire
WPA
CCC
TVA
BVD
CHEKA
FBI
GPU
GESTAPO
Dipartimento di Polizia di new York
Esercito
Marina
Marines
Donne soldato
Donne marinaio
Pulci
Vivi in un lago
Stallone
Sii una padrona o un padrone
Diventa psicotico o
Diventa uno psichiatra
Fuma lunghe cicche
Mangia alle Halles
Mangia al Covent Garden
Mangia da Henry Miller
Usa gli scontrini
Compera pane vecchio di un giorno il giorno prima
E vendilo per pane molto fresco vecchio di un giorno
Cioè sopra il valore nominale
Mangia le ciambelle attorno ai buchi
Diventa Re
Fatti eleggere Re
Traffica armi per gli Americani
Vendi piani di Pearl Harbur ai Giapponesi
Inventa la polvere da sparo
Stampa la Bibbia di gutemberg
Stampa banconote
Ruba soldi
Abbi soldi
Barcamenati senza soldi
Mangia merda
Mangia un giorno sì e uno no
Non giocare d’azzardo
Gioca d’azzardo
Vinci alla lotteria
Vinci a poker
Vinci al casinò
Cadi dalla finestra e incassa l’assicurazione
Cadi davanti alla metropolitana e incassa l’assicurazione
Cadi davanti a un taxi e incassa l’assicurazione
Incassa
Sii un gangster
Sii un poliziotto
Sii un primo ministro
Scommetti sul cavallo vincente
Abbi un padre ricco
Abbi una madre ricca
Abbi un cugino ricco
Prenditi un mal di schiena psicosomatico
Prenditi un mal di stomaco psicosomatico
Recensisci libri
Ruba libri
Scrivi libri
Stampa libri
Sii un ciclone
Sii una locomotiva
Sii un affamato artista
Sii una fata
Fatti i tuoi vestiti
Cucina da te
Accetta inquilini

Etc etc etc

lunedì, novembre 26, 2007

Perché preoccuparsi?
O il problema ha una soluzione, ed è inutile preoccuparsi
oppure il problema non ha una soluzione
allora è inutile preoccuparsi.
Aristotele

lunedì, novembre 19, 2007

La Terza Madre
Sull’ultimo capitolo delle tre madri (dopo Inferno e Suspiria), segnalo un pezzo su Carmilla.

Lettera aperta al Ministro della Salute On.le Livia Turco.

(questa lettera è apparsa qui)

Sono un malato di SLA (sclerosi laterale amiotrofica o malattia dei motoneuroni), mi chiamo Sante Bernardi, ho sessantasei anni e vivo a Roma.
Com’è noto, è una malattia incurabile, con progressive e definitive paralisi degli arti superiori ed inferiori, fino a paralizzarli, per poi attaccare i polmoni; oltre ad una serie di difficoltà obiettive, legate alla sempre inamovibilità degli arti.
Ho presentato un ricorso, ex art. 700, alla Magistratura del Lavoro, in data 7 luglio 2007, per ottenere anch’io, come altri malati di SLA l’erogazione, ad uso compassionevole, di una proteina americana ( rh IGF1- rh IGF1 BP3) che, quanto meno, ritarda gli effetti tragici della malattia.
Ho ottenuto la pronuncia favorevole con un ordinanza, in data 31 agosto 2007 che, trasmessa alla mia ASL Roma D, avrebbe dovuto comportare anche per me l’agognata fornitura. Ma alcuni zelanti funzionari del suo Ministero hanno interposto appello all’ordinanza favorevole emessa precedentemente, appello svoltosi nell’udienza del 19 ottobre 2007 con sentenza della Magistratura del Lavoro che lo ha accolto, con conseguenze sul mio precario stato d’animo disastrose.
I giudici che hanno esaminato il ricorso si sono rifatti ad una pronuncia dell’AIFA suggerita dal Ministero della Salute che sostiene che il preparato non è commercializzato neanche negli Stati Uniti, Paese d’origine dove viene prodotto, e di fatto ne ha impedito l’uso.
Mi consenta il termine, ma e’ una grossa ignominia nei confronti di un malato di SLA che riponeva, giova ridirlo, le sue ultime speranze nell’acquisizione della proteina americana che paradossalmente è stata invece erogata ad altri malati in Italia che prima di me ne hanno usufruito con enormi vantaggi (i precedenti possono essere rilevati dal ricorso prodotto in prima istanza). In più l’errore proviene dalla mancata disposizione impartita alla ASL di RomaD da parte degli Organi Competenti in tempi brevi (quelli della prima sentenza). Tempi che allungandosi (ben due mesi) hanno provocato il ricorso in appello da parte dei suoi zelanti funzionari. Mi spieghi Lei perché mi devo ritrovare in una condizione così assurda?
Da una parte ho un’ordinanza che se fosse stata esperita nei tempi dovuti ossia prima del ricorso presentato dai suoi funzionari sarebbe già operativa e non sarei qui a raccontarLe la mia disgrazia, dall’altra c’è in gioco la mia vita che per via di un ricorso rigettato è appesa ad un filo. Aggiungo inoltre che è la prima volta che si verifica in appello che dopo un’ordinanza favorevole, come nel mio caso, ci sia il rigetto della pronuncia precedente.
La pregherei di intervenire tempestivamente e provvedere a districare questa subdola matassa e riesaminare al più presto i tempi in cui si sono svolti i fatti senza generalizzare più di tanto, poiché ciò che accomuna noi malati di SLA è l’essere destinati a fare una fine orrenda.
Tenga presente, per quanto Le è possibile, che ognuno di noi si trascina una propria storia, sulla quale non è giusto fare di ogni erba un fascio.
La ringrazio per quello che farà per me. Vorrei firmare di mio pugno ma non posso farlo e a mio nome firmerà mia moglie.
Sante Bernardi
Via Corinna,20
00125 Roma
cell.: 3468563251
tel: 06\52358254

mercoledì, novembre 14, 2007


Per cosa si uccide di Gianni Biondillo

di Ezio Tarantino con “controcanto critico” di Gianni Biondillo

Ma insomma, Per cosa si uccide di Gianni Biondillo è un romanzo di genere, oppure no?
Io direi di sì, che lo è. Di quale genere? All’ingrosso: è un poliziesco all’americana; ancora meglio: un poliziesco alla milanese – Carlo Manzoni, qualcuno l’ha letto? spassosissimo.
Per cosa si uccide fa sue alcune caratteristiche che mi paiono imprescindibili perché un romanzo possa definirsi di genere.

Continua a leggere su La Poesia e lo Spirito

sabato, novembre 10, 2007

Mattina Mattina
di Tuli Kupferberg

Mattino mattino
Mi sento così solo al mattino
Mattino mattino
Il mattino mi porta dolore

Luce del sole luce del sole
La luce del sole mi ride in faccia
E lo splendore che cresce
Mi mette al mio posto marcio

Sera sera
Mi sento così solo la sera
Sera sera
La sera mi porta dolore

Chiaro di luna chiaro di luna
Il chiaro di luna droga con grazia le colline
E il segreto del chiarore
Cerca di rompere la mia semplice faccia
Notte notte
Uccide il sangue sulla mia guancia
Notte notte
Non mi porta sollievo

Luce di stelle luce di stelle
Mi sento così innamorato nella luce di stelle
Luce di stelle luce di stelle
Amore baciami mentre piango

mercoledì, novembre 07, 2007


Un padre e la libertà

(stamattina, mentre bevevò un caffè, ho letto in un bar quest'articolo dell'attore Ivano Marescotti su Il Bologna, un giornale locale della mia città)

Nell’estate del 1928 mio padre Amleto aveva 18 anni, un ragazzino. Un giorno, falce in mano, con altri braccianti agricoli, stava mietendo in un campo di grano fischiettando un motivetto che aveva ascoltato in giro: “L’Internazionale”. Ma le orecchie delle spie fasciste erano in ascolto e così fu denunciato per propaganda comunista. Il Tribunale Speciale decretò: “Chi fischia l’Internazionale è comunista! Condannato al confino per 5 anni”. Nel ’35 mio nonno entrò nel cortile di casa in bicicletta portando sul manubrio un sacchetto con qualche chilo di farina. Mio padre gli chiese: “e questa da dove viene?” – “E’ il pacco del Duce” rispose il nonno. Era la generosità fascista. “Porta indietro ‘sta roba e dì loro che non abbiamo bisogno della loro carità, ma di lavoro!” Mio nonno così fece e il giorno dopo mio padre fu arrestato di nuovo e si beccò altri 8 anni di “vacanza” sulle isole, più un anno di galera per attività sovversiva comunista. Nel ’43 Amleto imbracciò il fucile per combattere il nazifascismo nelle formazioni partigiane guidate dal grande Bulow. Una generazione senza giovinezza per offrire la libertà alla nostra. Mio padre è morto a 83 anni sottraendosi alla vigliaccheria dei politici di oggi. Tal Luca Volontè alto dirigente dell’Udc, ha proposta “una legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo”. Costui, dunque, se fosse vissuto durante il fascismo, piuttosto che combatterlo insieme ai comunisti sarebbe stato rintanato in casa ad aspettare che mio padre gli permettesse di riacquistare quella libertà che ora usa per insultarlo. E oggi, coraggiosamente, vuole finalmente “stanare i comunisti uno per uno” (sic) e fargliela pagare. Quest’uomo, da compatire, mi getta nello sconforto, e così devo ricorrere a un dirigente democristiano per trovare un minimo di consolazione. Dice Rotondi, che ringrazio: “Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l’ha portata col sangue dei partigiani”. La Costituzione italiana, infatti, porta due firme. Una è quella del democristiano De Gasperi, l’altra è quella di Terracini, incarcerato dai fascisti per 17 anni, comunista. Ce n’è un’altra lì accanto, quella di Amleto. Anche se non si vede. Scusaci babbo, se puoi.

mercoledì, ottobre 31, 2007

Cravatte
Sulle recenti vicende politiche che, ancora una volta, (s)qualificano il nostro paese, segnalo un articolo su primo amore.

martedì, ottobre 16, 2007


Il testo che segue, pubblicato quasi cinquant’anni fa, rappresenta un commento visionario al tripudio di sangue, omicidi seriali, voyeurismo necro che infesta i TG delle nostre televisioni, pubbliche e private.

... che cos’è che vogliono populo e l’élite? Il Circo!... esecuzioni sgocciolanti!... rantoli veri, torture, trippa riempilarena!... mica più mezzecalze di seta, false tette, sospiri e mustacchi, Romei, Camelie, Cornuti... no!... una Stalingrado!... carrettate di teste mozze!... eroi col cazzo in bocca!... tornarsene a casa dai gran festival con una carriola piena d’occhi... mica più programmi taglio in oro! Roba seria, sanguinolenta... basta coi trucchi pancrazi “ripetuti”, niente!... il Circo farà chiudere tutti i teatri... farà furore la moda dimenticata... gli anni trecento prima di Gesù! l’abito da sera è di rigore? Ma no! no! “la vivisezione dei feriti”... ecco, tant’arte, secoli di sedicenti capolavori per niente! bufale! crimini!

Louis-Ferdinand Céline, Nord.

martedì, ottobre 09, 2007


René Char, un secolo di poesia
a cura di Loris Pattuelli

L’anno che tra un paio di mesi ci lasceremo alle spalle avrebbe dovuto celebrare anche il primo centenario di René Char..
Qui da noi se ne sono accorti in pochi, in Francia si sono sforzati un po’ di più, ma neanche poi tanto a giudicare da quello che si è visto in giro.
Per quanto riguarda il nostro paese, bisogna invece dire che questo anniversario a qualcosa è servito: Einaudi ha finalmente ristampato Fogli d’Ipnos, mentre per Ritorno Sopramonte pare che Mondadori stia per fare altrettanto.
Fogli d’Ipnos è il più originale e prezioso diario poetico della Resistenza che sia mai stato scritto, Ritorno Sopramonte è una straordinaria raccolta di testi degli anni sessanta e settanta.

Ecco alcuni frammenti da Fogli d’Ipnos e poi Annullarsi del pioppo da Ritorno Sopramonte, con un commento di Jean Starobinski.

da Fogli d’Ipnos
42
Tra i due spari che decisero la sua sorte, ebbe il tempo di chiamare una mosca: “signora”.

62
La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento.

63
Ci si batte bene solo per le cause modellate con le proprie mani e in cui identificandosi si brucia.

73
A dar retta al sottosuolo dell’erba dove una coppia di grilli cantava stanotte, la vita prenatale doveva essere ben dolce.

81
L’assenso illumina il volto. Il rifiuto gli dona bellezza.

86
I raccolti più puri sono seminati in un suolo che non esiste. Eliminano la gratitudine e sono in debito solo con la primavera.

120
Voi accostate alla lampada un fiammifero e quel che s’accende non rischiara. Lontano, molto lontano da voi, il cerchio illumina.

129
Siamo come quei rospi che nell’austera notte delle paludi si chiamano e non si vedono, piegando al loro grido d’amore tutta la fatalità dell’universo.

131
A tutti i pasti consumati assieme, invitiamo la libertà. Il posto rimane vuoto ma il piatto resta in tavola.

156
Accumula, poi distribuisci. Sii la parte più densa dello specchio dell’universo, la più utile e la meno appariscente.

161
Mantieni di fronte agli altri quel che hai promesso a te solo. Questo il tuo contratto.

165
Il frutto è cieco. Chi vede è l’albero.

169
La lucidità è la ferita più prossima al sole.

187
L’azione che ha un senso per i vivi ha valore solo per i morti e compimento solo nelle coscienze che ne sono eredi e l’interrogano.

197
Partecipa allo slancio. Non al festino, suo epilogo.

201
La strada del segreto danza nella calura.

203
Ho vissuto oggi l’attimo della potenza e invulnerabilità assoluta. Ero un alveare migrante verso le fonti dell’alto con tutto il suo miele e le sue api.

211
I giustizieri dileguano. Ecco i cupidi volgere le spalle alle brughiere ariose.

227
L’uomo è in grado di fare ciò che non è in grado di immaginare. Il suo capo solca la galassia dell’assurdo.

237
Nelle nostre tenebre non c’è un posto per la bellezza. Tutto il posto è per la bellezza.

da Ritorno Sopramonte

Così, in un testo recente, l’annullarsi del pioppo dirà l’annullarsi stesso del poeta: mirabile modo di ripetere che “ in poesia si abita solo nel luogo che si lascia, si crea solo l’opera da cui ci si stacca, si attinge alla durata solo con la distribuzione del tempo”. Rileggiamo Effacement du peuplier, questo testo così laconico e così spazioso, in cui oltre ai quattro elementi, compaiono la verità e l’inganno, la violenza e la tenerezza, la natura e l’uomo uniti:

Spoglia i boschi l’uragano.
Io sopisco la folgore dagli occhi teneri.
Lasciate il gran vento in cui tremo
unirsi alla terra in cui cresco.

Affila la mia guardia il suo respiro.
Il cavo dell’inganno com’è torbido
della sorgente dai fondi imbrattati.

Una chiave sarà mia dimora,
finta di un fuoco che il cuore accerta;
e l’aria che la tenne nella sua morsa.

L’uragano è libertà scatenata, col flusso inesauribile del vento e il fuoco della folgore. Ma l’albero che sopporta, nella sua crescita ostinata, sopisce la folgore: che è chiamata “la folgore dagli occhi teneri”, la dolcezza si mescola alla violenza. Se ascoltiamo l’ingiunzione dell’albero, la furia mobile dell’uragano s’unirà alla terra immobile. L’albero appartiene nel medesimo tempo all’aria e alla terra. Il conflitto degli elementi gli infligge la passione, ma esso è simultaneamente il conciliatore. Sta ritto, ancorato al suolo stabile, ma trema in balia dell’uragano. Il suo fremito è indizio della duplice appartenenza. Perché tremare è un movimento statico, in cui si esprime insieme l’ubbidienza alla terra e quella al vento. Così il pioppo è partecipe del flusso vagabondo e resta imprigionato nel suo luogo. Nella sua sommossa verticalità, con la cima drizzata al cuore del tumulo aereo, il pioppo rifiuta il destino neghittoso della sorgente: il segno della altitudine ridestata (la “guardia”) si oppone all’immagine di una torbida origine mescolata all’humus. (La figura dell’albero ritto nell’aria tumultuosa s’apparenta a altre figure della libertà in contatto con l’elemento antagonista: quella sopratutto del remo nell’oceano).
“Una chiave sarà mia dimora.” La parola dell’albero diviene qui la parola del poeta. Perché il poeta è l’uomo dell’apertura, colui che rifiuta di stabilirsi. “Una chiave sarà mia dimora”: questa parola può sembrare enigmatica; il laconismo di Char giunge fino all’emblema e al motto; la parola non consente di decifrare subito il suo intento singolare e la sua portata universale. Eppure, per illuminarsi, essa richiede soltanto la pazienza e il sostegno del nostro sguardo; e si scopre che definisce il luogo della poesia e che fa appello, ancora una volta all’unione dei contrari. Char ci dice con forza che la sola dimora del poeta è lo strumento del passaggio, ciò che fa sì che una soglia possa essere varcata. (“Sposala la tua casa e non sposarla” dice altrove.) Il poema è questa chiave, -una chiave che ci libera, noi lettori, - mentre il poeta resta consegnato alla sua veglia. Ora, la chiave è stata forgiata da “un fuoco che il cuore accerta”, e, d’altro canto, essa appartiene anche alla forza sovrana del vento (“che la tenne nella sua morsa”). Come dir meglio, che il poema , cosa finta, oggetto immaginario, ha come garanzia della sua verità il fuoco interno dell’uomo e il regno esterno del vento? Che così, sotto questo duplice auspicio, la parola poetica non può smarrirci, per quanto lontana essa ci conduca dai nostri alloggi consuetudinari? Il poema, esile e forte chiave, ci dona una più vasta dimora sotto il cielo comune; ci fa accedere a quel focolare istantaneo “dove la bellezza, dopo essersi a lungo fatta attendere, sorge dalle cose comuni, attraversa il nostro campo radioso, lega tutto ciò che può essere legato, accende tutto ciò che deve essere illuminato del nostro fascio di tenebre”. (Jean Starobinski)

sabato, ottobre 06, 2007


Questo pezzo è uscito oggi su Liberazione e costituisce un ottimo commento alla vicenda dell’accordo su Welfare e lavoro in discussione in questi giorni nelle assemblee dei lavoratori. E’ scritto da Don Gianni Oderda, prete operaio e delegato Fiom di Rivalta all’Avio.


Romano Prodi questa mattina è venuto a Rivalta all’Avio. Alcuni lavoratori hanno distribuito il volantino: “C’è chi dice no!!!”. All’ingresso dello stabilimento abbiamo atteso l’arrivo del Presidente del Consiglio e per un’occasione favorevole mi sono trovato di fronte a lui. Gli ho consegnato il volantino delle nostre Rsu per il No. I lavoratori fanno fatica a comprendere certi disegni politici che li penalizzano gravemente. Ho detto a Prodi che sappiamo della sua convinzione religiosa e gli ho detto che un cristiano non può eludere il vangelo nelle sue scelte di vita. E’ fondamentale tutelare i lavoratori più deboli e come battuta (ma non era una battuta!) gli ho detto che il vangelo ci impedisce di privilegiare l’interesse di una parte calpestando i più deboli. Naturalmente Prodi ha accettato il volantino. Speriamo ricordi che se lo è messo nella tasca sinistra della giacca.

venerdì, ottobre 05, 2007


Poesia d'amore

di Richard Brautigan
S. Francisco, 1968

E’ così bello
Svegliarsi alla mattina
Tutto solo
E non dover dire a nessuno
Che l’ami
Quando non l’ami
più.

mercoledì, settembre 26, 2007


Saluti traumatici

Interrompo lo stato di semi-sonno di Baldrus (è un periodo così, troppi impegni, energie insufficienti, ma spero comunque che i lettori ogni tanto buttino un occhio, perché qualche aggiornamento viene fuori) per riprodurre il passo di un intervento che Giuseppe Genna ha pubblicato su Nuovi Argomenti. E’ la più bella, perché la più semplice, definizione di trauma psichico che mi sia mai capitato di leggere. Per l’intero intervento cliccare qui.

Il trauma non sarebbe altro che un’esperienza come le altre, cioè un pacchetto di informazioni percettivo-emotive, che giunge al cervello come fosse una cartellina del nostro pc, contenente i suoi bei files e che viene aperta dal cervello, il quale legge e controlla i files e la stipa laddove è opportuno: nel conscio, nell’inconscio, nel subconscio. Non c’è domanda su cosa sia conscio o inconscio: ciò va sottolineato. Il trauma è una cartellina che, aperta dal cervello, si mostra vuota: nel momento in cui è stata aperta, i files sono spariti, sono finiti in zone che non si conoscono. Curare dal trauma significa riportare i files nella cartellina, in modo che l’esperienza traumatica diventi equivalente a una qualunque esperienza e subisca il suo metabolismo normale, destinale. L’EMDR (Eyes Movement Desensization and Reprocessing
, una tecnica psicoterapeutica antitrauma sviluppata dagli americani per curare i reduci di guerra ndr) è una pratica che, attraverso un numero impressionante di abreazioni (il modo di recuperare i files) ottenute in un tempo ristrettissimo, permette di rivivere l’esperienza traumatica (non necessariamente come scena immaginale) e di liberarsi dal recalling del trauma, che sarebbe il blocco di quella cartellina non digerita dal cervello, la quale va in risonanza con esperienze simili, finché non sia stata definitivamente assorbita. Il secondo elemento fondamentale è che aumenta la presenza di sé a sé e che si finisce quasi sempre in una visione sensitiva interna vuota, colorata ma vuota. Non esiste indagine sulla valenza dei diversi colori che appaiono come stati certificanti il metabolismo definitivo dell’esperienza traumatica.

martedì, luglio 24, 2007

VACANZE
Anche quest'anno andremo in vacanza. Gargano, per la terza volta di seguito. Gargano in agosto, grande baraonda, animatori scatenati, ciapa la galeina coccodè e compagnia bella. Io, per me, andrei in vacanza in settembre, o in giugno, ma un concorso di forze di grande potenza fa sì che i miei desideri passino in secondo piano. Ma sono veri desideri? Stare lontano dalla gente, il mito di un soggiorno in solitudine, è vero desiderio o sentimento di fuga, fantasia che si scontra con la realtà?
Chissà.
Intanto si parte e ci risentiamo a fine agosto o settembre, un caro saluto a tutti dal Baldrus balneare.

mercoledì, luglio 11, 2007


Il santo rogo

Giordano Bruno frate apostata da Nola
(Verbale della Santa Romana Inquisizione)

Giovedi a dì 16 febbraio 1600

A hore due di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si dovea far giustizia d’un in Ponte, et però alle 6 ore di notte radunati li confortatori e cappellano in Sant’Orsola, et andati alla carcere di Torre di Nona, entrati nella nostra cappella e fatte le solite orazioni ci fu consegnato il sottoscritto a morte condannato videlicet.
Giordano del quondam Giovanni Bruni frate apostata di Nola di Regno, eretico impenitente; il quale esortato da nostri fratelli con ogni carità e fatti chiamare due padri di San Domenico, due del Giesù, due della Chiesa Nuova e uno di San Girolamo, i quali con ogni affetto e con molta dottrina mostrandoli per l’error suo, finalmente stette sempre nalla sua maledetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori e vanità, et anzi perseverò nella sua ostinazione che da ministri della giustizia fu condotto in Campo di Fiore e quivi spogliato nudo e lagato a un palo fu brusciato vivo, accompagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie e li confortatori sino al ultimo punto confortandolo a lassar la sua ostinazione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita.

giovedì, luglio 05, 2007


A piedi è meglio ?

(Come già scritto Claudio Sabelli e Giorgio Lauro sono in viaggio a piedi da Lavarone a Vetralla. Ecco un aggiornamento).

Lattine di Coca Cola, bottiglie di birra, pacchetti vuoti di Marlboro e Ms, cicche, Fanta, Gatorade, scatole di Daygum, bicchieri di Estathè, un'infinità di bottigliette di plastica di acqua minerale. Tutta roba cotta dal sole, una lunga corsia di monnezza che costeggia le strade italiane senza che alcuno si faccia carico di ramazzarla e portarla in qualche piattaforma ecologica. E così noi possiamo inventarci sociologi e fare un inventario che ci consente di tracciare la mappa dei consumi degli automobilisti italiani e della loro maleducazione. Abbiamo trovato anche una confezione di Viagra, due guanti da pittore, qualche pannolino in attesa di essere biodegradato. Nessun preservativo. Viene da chiedersi che cosa pensino i nostri concittadini quando aprono il finestrino e svuotano le loro linde macchinette. E' vero che sono tutti prodotti usa e getta. Ma dopo averli usati, devono proprio gettarli dove capita?
I bordi delle strade provinciali e statali che stiamo percorrendo sono un letamaio. Quand'è che qualcuno si prenderà la briga di pulirli dai tanti cadaveri di ricci finiti sotto le ruote delle macchine? Abbiamo visto bisce, serpentelli, vipere, rospi, topi. Oggi vediamo anche una piccola volpe, lì, in attesa di decomporsi. Sembra che dorma, poverina. Nessun gatto, nessun cane. Si sono fatti furbi? Oppure per loro la pietà umana prevede che vengano spostati? Fine del pippone socio-ecologico.
Le strade, che una volta erano il regno dei pedoni, oggi sono la proprietà esclusiva delle quattro ruote. Le macchine sfrecciano a pochi centimetri dai nostri gomiti e spesso leggiamo sguardi di fastidio negli occhi degli autisti.Qualche volta ci fanno dei gestacci, spesso ci suonano il clacson per invitarci a spostarci ulteriormente, magari dentro la roggia o dentro il fosso. Siamo una presenza fastidiosa, inopportuna, invadente. E' una legge non scritta: le strade non sono per i pedoni, tantomeno per i viandanti. "Ma quand'è che è avvenuto il cambiamento?", chiedo a Giorgio. "Quand'è che le strade sono state scippate ai camminatori?" Giorgio ci pensa un po', aggrotta le ciglia, sembra cercare nella memoria e poi dice: "Non lo so. Sicuramente io non ero ancora nato ma tu forse sì".
In preda a questi pensieri profondi percorriamo lunghi rettifili che ci portano dalla provincia senese a quella perugina. Passiamo il confine regionale. E' la nostra quinta regione, dopo Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. "Un quarto delle regioni italiane", pensiamo con orgoglio. Il grande tempo libero che abbiamo a disposizione ci spinge a fare fondamentali calcoli. Quante province abbiamo passato? Dieci? Quindici? Quanti passi abbiamo fatto? Più o meno di un milione per uno? Quanti litri di acqua avremo bevuto? 100? 150? Domande senza utilità per risposte che non avremo mai.
Umarells